di Concita De Gregorio (direttrice de "l'Unità")
da l'Unità (08 giugno 2009 - Editoriale "Filo rosso")
L’Europa vira a destra e non vota. Mai un’affluenza alle urne così bassa. In Italia meglio che altrove, tuttavia: sei su dieci. Poco più della metà degli italiani. E gli altri, l’altra metà? Basta, hanno esaurito il credito. Disamorati, disillusi, esausti. Stanchi di parole. Impoveriti e ingannati dall’illusione piccola così di poter vivere chiudendo le porte di casa, di guardare dentro e non più fuori, di pensare a campare e vadano tutti in malora tanto per mecosa cambia. La democrazia è un lusso, questo ci dice per prima cosa il voto di ieri. È un bene prezioso che prospera dove non mancano pane, lavoro, sicurezza, casa. In assenza dei beni essenziali, in presenza di rabbia diffusa e di colossale stanchezza la democrazia diventa bene superfluo. Che se ne occupino gli altri, quelli che hanno tempo da perdere quegli stolti che ci credono ancora. Ecco il pericolo vero. Impoverire un paese, poi ingannarlo, poi piegarlo, poi ipnotizzarlo infine zittirlo fino a che non tace da solo. Fa silenzio, la metà del paese. È la prima sconfitta della politica.
La seconda lezione viene dall’altra metà, quelli che hanno votato. La cautela dei dati provvisori impone prudenza ma è chiaro che crescono nei due schieramenti i partiti della «rabbia sociale»: il localismo xenofobo della Lega e il richiamo alla giustizia e alla legalità dell’Italia dei Valori. Due forme molto distinte e distanti di appello alle viscere dell’elettorato, agli umori facili da sollecitare e difficili, poi, da governare nella politica costretta alle alleanze. Demagogia, populismo dirà qualcuno. Nel rispetto di chi si riconosce nelle posizioni di Bossi e nella comunanza di valori con chi ha votato Di Pietro - moltissimi elettori di sinistra delusi dal resto dei partiti - si deve però osservare come il consenso raccolto dalle due ali «radicali» degli schieramenti sia un consenso di reazione e per così dire prepolitico, o meglio post-politico. Vedremo i flussi, ma è sensato pensare che molti degli elettori della Lega vengano dai delusi da Berlusconi e dagli orfani di Fini, sparito dalle schede, oltreché da una classe media e operaia spaventata dal fluttuare evanescente di quella che al Nord fu la sinistra. Gli elettori di Di Pietro sono certo antiberlusconiani in fuga dal compromesso, opposizione drastica non rappresentata dalla sinistra della moderazione e non sempre, comunque, opposizione di sinistra in origine. La crescita di Lega e Idv parlano di un disagio nuovo in quel che resta del vecchio elettorato: un difetto di rappresentanza nelle case d’origine. La sinistra a sinistra del Pd paga il prezzo delle divisioni, un costo salatissimo e si spera ultimo pegno alla logica dei distinguo tra chi sia più puro. Divisi si perde.
Infine, le considerazioni principali:Berlusconi e Fini ballano molto al di sotto del 40 sperato, forse sotto il 35, una sconfitta vistosa. Il Pd di Franceschini regge sopra il 26, assai più di quel che i profeti di sventura, dentro e fuori dal partito, si auguravano per calcoli meschini. È una bella speranza di crescita per un neonato dato per spacciato. Il cammino ora riparte da qui: verso quelli che se ne sono andati. Il Centro viaggia da solo. Quel che bisogna ritrovare a sinistra è l’unità. Poi ci sono i quattro su dieci che non hanno votato. La partita della democrazia si gioca a casa loro.
lunedì 8 giugno 2009
Il prezzo della divisione [elezioni]
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martedì 21 aprile 2009
La trappola di nome economia
di Roberto Mancini Non è che sia un male l’economia in sé. Anzi, essa dovrebbe essere l’arte della cura per le basi materiali della convivenza. Il vanto di questa economia di servizio sarebbe quello di riuscire a non escludere, a non precarizzare, a non affamare nessuno. Il punto è che l’economia capitalista costruita nei secoli più recenti dall’Occidente come sovracultura globale è un’economia completamente e intrinsecamente perversa. Il suo dinamismo storico si sintetizza nella riduzione della società a economia e dell’economia a capitalismo distruttivo. L’indole necrofila di questo sistema si coglie inoppugnabilmente già dall’enorme contraddizione per cui l’economia attuale potrebbe eliminare la fame e invece la produce. È un delirio che viene dall’antica abitudine a organizzare la vita secondo la logica del dominio. Max Horkheimer e Theodor Adorno, ricostruendo il percorso storico-concettuale di tale abitudine collettiva, scrivono: “Il dominio sopravvive come fine a se stesso in forma di potere economico” (Dialettica dell’illuminismo, Einaudi, p. 110). Perché il dominio radicale, il dominio puro, assume nella società proprio la forma dell’economia? Di tutte le sfere di esperienza dell’essere umano, l’economia è quella che riguarda la sopravvivenza. Ma la sopravvivenza fine a se stessa è tutt’altro che naturale. Quando viene posta come scopo unico dell’esistenza, si deforma la condizione umana. La vita, nell’anelito che la fa respirare -cioè la vita umana ma anche la vita della natura- non cerca solo la sopravvivenza, tende a una condizione nuova, liberata dal male e dalla morte. Ridurre ogni cosa a economia significa fabbricare un sistema in cui la sopravvivenza bruta si sostituisce alla vita e, ancor più, a ogni possibilità di vita vera e di felicità condivisa. Se siamo un tessuto di esseri unici, tutti legati tra loro e tendenti a una liberazione integrale, ridurre la condizione dei viventi alla trappola dell’economia capitalista significa isolare ogni filo del tessuto. E costringerlo a fare qualsiasi cosa per continuare a sussistere in questo stato contronatura e disumano.
da altreconomia (Num. 99 - Novembre 2008 - Rubrica "Idee eretiche")
La trappola di nome economia. Questa oggi è la tortura per la vita delle persone, dei popoli, della natura. La più grande causa di infelicità. Più è virtuale, futile, distruttiva e più decide del destino di tutti con forza apparentemente inesorabile.
Che poi presto si rivela apertamente, come oggi, la forza tragica del vortice in un naufragio.
La sopravvivenza diventa lo sforzo di vivere al di sopra degli altri, senza e contro di loro. Una sopravvivenza selettiva, incompatibile con la convivenza.
Perché non ci ribelliamo a questo tremendo sortilegio di carta? Capire le cause di questa specie di epocale sindrome di Stoccolma è essenziale per uscire dalla trappola. Elenco brevemente le sette cause che ritengo più importanti:
l’angoscia diffusa che fa guardare alla vita solo come a un tentativo di sopravvivere per il tempo più lungo possibile;
l’illusione che si possa vivere per se stessi e separati dagli altri, indifferenti alla loro sorte;
l’attrazione esercitata dai vantaggi materiali che questa economia assicura a pochi e promette a tutti;
la giustificazione ideologica universale, che presenta questo sistema come “non ideologico”, ma naturale, razionale, vantaggioso e necessario, al punto che le stesse religioni non riescono a vedere che il capitalismo è ateismo puro;
il sentimento collettivo di impotenza a cambiare per trovare un’altra forma di economia, nell’errata concezione per cui l’unica alternativa possibile al capitalismo, già da tempo sconfitta, sia stata il socialismo statalista;
il permanente ricatto che grava su chiunque, per cui si crede che chi disobbedisce agli imperativi dell’economia globalizzata finisce in rovina;
la messa fuori gioco della politica come strumento democratico per cambiare le cose e regolare il corso dell’economia, organizzando con giustizia la convivenza di tutti.
Trovare la via per uscire dalla trappola esige la comprensione di queste cause e l’individuazione operativa di risposte che le superino. E richiede la percezione del senso della vita personale e collettiva, la passione e il coraggio di cambiare, la fiducia in un futuro diverso, la memoria del perché, anzi del per chi vale la pena di agire altrimenti. L’altra economia è un sogno a occhi aperti, ma è anche un dovere.
Roberto Mancini insegna Filosofia teoretica all'Università di Macerata. Dirige la collana "Orizzonte filosofico" della Cittadella editrice di Assisi. E' membro del Comitato scientifico delle Scuole di Pace de3lla Provincia di Lucca e del Comune di Senigallia (AN). Il suo ultimo libro è "La buona reciprocità. Famiglia, scuola, educazione" (Cittadella editrice, 2008).
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martedì 17 marzo 2009
Treni d'oggi e vecchie ferrovie
Tratte abbandonate, tariffe impazzite, viaggi disagiati,
utenti trascurati. E i ciclisti?... dimenticàti!
da Ruotalibera (Num. 111 - Marzo/Aprile 2009 - Rubrica "Treno e bici")
Il momento di difficoltà che stanno attraversando attualmente le nostre Ferrovie è sotto gli occhi di tutti, basta aprire un giornale per rendersene conto. In occasione della pubblicazione dell'ultimo orario ufficiale numerose sono state le voci di preoccupazione che hanno segnalato all'opinione pubblica cali di servizio e aumento dei disagi (e dei costi) per molte categorie di utenti, pendolari in testa.
Che cosa sta succedendo? Sembra quasi che la mission aziendale del Gruppo Ferrovie dello Stato (lo slogan recita "Quando il trasporto si fa impresa al servizio del Paese" - forse manca il punto interrogativo) non sia più quella di fornire tale servizio al viaggiatore in generale, bensì di focalizzarlo ad un certo segmento in particolare, in grado di ripagarsi completamente, quello business. Per privilegiare il quale si aumentano le corse redditizie a scapito di quelle meno remunerative (che però trasportano la maggior parte dei passeggeri: 88 su 100 infatti viaggiano su treni locali). Un biglietto ES di prima classe Milano-Roma, per esempio, costa 81 euro sola andata (93 la nuova Freccia Rossa) mentre un mese di abbonamento regionale entro i 150 Km solo pochi euro in meno...
Sensibili sul tema (non dimentichiamo che non è consentito il trasporto delle biciclette sui treni Eurostar) non possiamo non considerare le potenzialità che il trasporto ferroviario locale rappresenta per gli spostamenti quotidiani di un vastissimo bacino di utenti, pendolari (in aumento) ma non solo. Potenzialità di fatto sprecate, spesso nemmeno considerate da Trenitalia. Non è dato conoscere quale sia il disegno finale, il piano di sviluppo ferroviario che certo management ha in mente. Ma fatte certe considerazioni, la percezione non è certo ottimistica.
Mancano investimenti. Nel dettaglio si osservano: "dimenticanza" di partite nel bilancio dello Stato e miseri contributi dalle Regioni (molto più bassi del virtuoso 1% cui tendono molti paesi europei) che di fatto ingessano il sistema dei trasporti ferroviari (fonte: Legambiente - Rapporto "Pendolaria"). Ma soprattutto mancano sensibilità e lungimiranza per rendere il trasporto su rotaia più integrato e moderno. I punti di attenzione in agenda riguardano: puntualità, frequenza, comodità e pulizia dei treni, organizzazione dell’intermodalità e accessibilità delle stazioni. Gli ultimi due vedono impegnata la FIAB, sia a livello nazionale sia in ambito locale, con numerose attività e manifestazioni dedicate a sensibilizzare l'opinione pubblica e mantenere un adeguato livello di attenzione alle esigenze degli utenti ciclisti. Ne parliamo brevemente.
Il viaggiatore ciclista, sia esso turista o pendolare, necessita ovviamente di poter trasportare la bicicletta sui convogli. Allo scopo non basta una dichiarazione sull'orario o un adesivo sulla fiancata del vagone; occorrono tutta una serie di provvedimenti volti a concretizzare questa possibilità. I convogli abilitati dovrebbero aumentare, senza limitazioni di tratte ed orari. Le stazioni dovrebbero consentire un accesso agevole e ben segnalato ai binari. Anche le strutture accessorie (i parcheggi) dovrebbero tener conto delle esigenze di chi magari non si porta diertro il mezzo, ma ugualmente raggiunge la stazione pedalando (ricordate l'annosa questione sul progetto di rinnovamento del piazzale antistante la Stazione di Porta Nuova e relativo parcheggio biciclette - coperto? custodito?). Ovvero: la bicicletta dovrebbe essere benvenuta, sempre. Purtroppo capita spesso che non lo sia ed ecco allora che noi AdB di Verona, duri e irriducibili, per saggiare di continuo lo stato di salute del progetto intermodalità di Trenitalia, organizziamo numerose gite Treno+bici, il cui nome esprime bene il concetto e anticipa già buona parte dei contenuti. Con i medesimi intenti, a livello nazionale viene proposta, da quasi dieci anni, la giornata Bicintreno a sostegno del trasporto integrato, cui parteciperemo anche noi veronesi (il 13 aprile - v.programma). Il non rassegnarsi ad una situazione che di fatto è sconsolante vuole proprio essere stimolo a non trascurare queste istanze. La posta in gioco è altissima: il cammino di progresso civile e la credibilità del nostro Paese in ambito internazionale. Oltre a un non trascurabile effetto economico dovuto alla crescita dimostrata del cicloturismo in questi ultimi anni. Alcuni segnali preoccupanti stanno purtroppo già arrivando: sono le lettere di protesta che i cicloturisti stranieri inviano alle nostre sedi, dopo aver avuto notizia dell'impossibilità di entrare ciclomuniti in Italia dalla Svizzera, a bordo dei treni Cisalpino (e altri gestori si son già ritirati a causa dell'aumento delle tariffe di transito richieste da RFI).
Un altro argomento attinente riguarda le Ferrovie dismesse, ovvero quell'immenso patrimonio abbandonato (oltre 5.000 Km) che sarebbe facile, economico, opportuno riconvertire per la creazione di una rete di mobilità dolce, aperta a pedoni, ciclisti, cavalieri, utenti a mobilità ridotta. Un progetto di legge per il riuso di questo patrimonio è stato presentato in Parlamento nel febbraio 2007, assieme ad una petizione popolare con oltre 6.000 firme. A supporto di questa iniziativa, la FIAB (aderente alla Confederazione per la Mobilità Dolce - Co.Mo.Do.) partecipa alla Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate, giunta quest'anno alla seconda edizione. Ricordando a riguardo l'impegno ormai pluriennale sul fronte della Treviso-Ostiglia, gli AdB di Verona hanno pedalato insieme (il 1 marzo) per promuovere la ciclabilità dell'ex ferrovia Dolcè-Volargne e il collegamento ciclabile della Val del Tasso con il nuovo Bicigrill di Affi.
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domenica 8 marzo 2009
Economia e individualismo

di Roberto Mancini
da altreconomia (Num. 101 - Gennaio 2009 - Rubrica "Idee eretiche")
Economia e individualismo. Le due cose sembrano tutt'uno. Il dogma vuole che, soprattutto nella sfera economica, ciascuno veda e curi solo il proprio interesse, senza considerazione per quello degli altri, anzi senza considerazione degli altri come tali. L'illusione che si possa fare di se stessi il senso di tutto, mantenendosi indifferenti e separati dagli altri, è una delle barriere psicologiche e culturali da superare per costruire un'altra economia. L'individualismo è l'egoismo divenuto cultura, visione del mondo, criterio di ogni razionalità. Veicolata dalla paura di restare indietro rispetto agli altri, che poi diviene l'avidità di affermarsi senza di fatto essere mai se stessi, la mentalità individualista si insinua sin dall'infanzia, per esempio fin dalla nascita di un fratello o di una sorella. L'egoismo è una patologia, è anzitutto il fallimento nel cammino di scoperta di sè, del proprio valore, della propria dignità.
La natura illusoria della mentalità individualista è evidente. Intanto perchè basta uno sguardo attento alla srtoffa della società per cogliere che l'individualismo è solo il suo disegno superficiale, ma la trama essenziale è la massificazione. L'individuo è una formica del grande formicaio: più si adatta a testa bassa, diventa flessibile e compete, e più perde il senso della relazione. E' soprattutto sul piano antropologico che l'individualismo è illusorio. La persona umana nasce dalla relazione tra una donna e un uomo, cresce e matura le sue facoltà partecipando alle relazioni con gli altri, è in se stessa una vivente relazione di nuclei del proprio essere come il corpo, il cuore, la ragione, la coscienza morale, l'anima come identità profonda e come libertà originale in ciascuno. Una creatura così costituita tende, per sua vocazione, all'armonia in tutte le sue relazioni fondamentali, interiori e interpersonali. Se al contrario essa è indotta a esistere in maniera antitetica alla struttura relazionale del proprio essere, si adatta a una forma innaturale di vita, falsifica e deforma la sua personalità, si riduce a esistere sempre e solo per sopravvivere, sacrificando il fine autentico dello stare al mondo: diventare felici alimentando la felicità di altri.
Tuttavia, il fatto che si tratti di una logica innaturale e illusoria, non significa che essa non sia potente e capace di avvolgere, come una fitta nebbia, non solo i singoli, ma anche i gruppi, soggetti collettivi e, quasi interamente la stessa società. Sono davanti agli occhi di tutti i disastri causati dalla logica identitaria di gruppi religiosi, etnici, ideologici, politici che vogliono affermarsi attraverso il conflitto contro tutti coloro che rappresentano "gli altri". Il primato del "noi" piuttosto che quello dell' "io" non migliora affatto le cose, ne moltiplica gli effetti negativi. Neppure la pratica del cosiddetto "volontariato", termine che sempre più fa acqua per la sua indifferenziazione e ambiguità, sa efficacemente aprire lo spazio di una socialità realmente guarita dall'individualismo. Si può fare volontariato e rimanere individualisti nella mentalità e nello stile di vita.
Quale antidoto trovare a questa epidemia dell'io o del noi autoreferenziali?
Le radici dell'individualismo sono antiche e rafforzate di continuo. Quindi altrettanto precoce e costante deve essere la cura per la cultura della condivisione. Famiglia, scuola, associazioni educative sono i luoghi di fioritura dell'umanità relazionale di ognuno. Genitori, insegnanti, educatori sono i protagonisti di questa svolta, che è sempre possibile dove le persone crescono in situazioni di dialogica della vita quotidiana. Al centro dei percorsi educativi tipici della cultura della relazione dovranno essere posti l'acquisizione dell'autentico senso di sè, l'apertura al senso del vivere in comunità e, in particolare, la maturazione della capacità di identificazione di se stessi nella condizione dell'altro, anzi dell'ultimo di una situazione data.
La guarigione dall'individualismo infatti non accade solo perchè si scopre il valore degli altri in genere, ma soprattutto quando non si ha paura di guardare e di sentire le cose dal punto di vista di chi viene emarginato, scartato, giudicato. Chi ha nella coscienza una visione nitida e nel cuore un bene sufficiente per sentire la vita insieme all'altro messo più in basso, costui è veramente guarito dall'individualismo e il suo agire porta frutto non solo per il suo prossimo, ma per tutti.
Roberto Mancini insegna Filosofia teoretica all'Università di Macerata. Dirige la collana "Orizzonte filosofico" della Cittadella editrice di Assisi. E' membro del Comitato scientifico delle Scuole di Pace de3lla Provincia di Lucca e del Comune di Senigallia (AN). Il suo ultimo libro è "La buona reciprocità. Famiglia, scuola, educazione" (Cittadella editrice, 2008).
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venerdì 12 dicembre 2008
Il canto del grande schermo
L’Ecclesia Nova rivisita le colonne sonore più significative
da VERONAtime (Anno 5 Num. 42 - Dicembre 2008/Gennaio 2009)
E' un concerto bellissimo, questo Ciak… si canta. Di più: uno spettacolo completo, godibile e curato sotto ogni aspetto. Non solo musica e canto per la delizia delle orecchie, ma anche costumi, coreografie, luci per l'appagamento della vista e del cuore. Se ne esce, insomma pienamente soddisfatti e convinti. Chi afferma che il mondo corale non ha più nulla da dire si sbaglia di grosso.
Protagonista della messa in scena è l’ Insieme Corale Ecclesia Nova, un coro che si muove (e ci voleva!, brava la coreografa Tatiana Cazzadori), affascina, cattura, conquista. Vivace e mai sguaiato, "allegro ma non troppo"... Tecnicamente il risultato è sorprendente. Convincente assai per la pulizia del suono e la ricerca espressiva, praticamente perfetto per quanto riguarda l'intonazione. Pure efficace ed equilibrato l'utilizzo dei bravissimi solisti.
E d'altra parte non sarà certo un caso se nel recente 5° Festival della Coralità Veneta, organizzato dall'ASAC lo scorso ottobre proprio qui a Verona, formazione e direttore han fatto man bassa di premi (- premio speciale per la scelta della composizione d’autore ritenuta più interessante - premio speciale per il miglior direttore, «distintosi per particolari doti tecnico-interpretative» - primo posto nella categoria “Repertorio Polifonico d’autore sacro e/o profano” - Gran Premio del Festival)...
Il direttore, appunto. Giovanissimo e promettente, l'entusiasta Matteo Valbusa sta conducendo per mano i suoi cantori alla ricerca della perfezione. E' pur vero che l'aiuto del Maestro Mario Lanaro, che l'ha sostituito nel ruolo di direttore ospite alla guida del coro lo scorso anno, durante un suo lungo periodo di studio all'estero (in Finlandia, presso l'accademia Sibelius), potrebbe aver lasciato un'impronta non indifferente ma, si sa, un coro è una realtà complessa, una materia in perenne divenire e una buona mano da sola non basta a imprimere la "svolta". Ci vogliono i coristi, la materia da plasmare, la "stoffa" per l'abito che si ha in mente. Allora sì che l'artista, il sarto, riesce nell'impresa creativa. Di questo, probabilmente, va reso merito non solo ai direttori, ma anche ai coristi tutti, nessuno escluso.
Il programma dello spettacolo è ricco, completo e variegato. E' suddiviso in tre grandi blocchi (Walt Disney, il Musical, i Film), intermezzati da letture (Mara Asmundo) e momenti musicali strumentali (con il violino di Silvia Bisin e il pianoforte dell'ottimo Federico Donadoni) ad accompagnare alcune coreografie della solista Valentina Dolci. La scelta dei brani è quantomai azzeccata e strizza l'occhiolino ai nostri ricordi, riportando a galla memorie sopite della nostra infanzia (e non solo). Gli arrangiamenti corali del Maestro Lanaro sono, come al solito, impeccabili: delicati, incisivi quando serve, sempre e comunque dei piccoli capolavori compositivi.
E' palese l'invito a non mancare, di sicuro non ve ne pentirete!
Venerdì 2 gennaio 2009 - ore 21.00
Teatro Vittoria - Boscochiesanuova - VR
www.ecclesianova.it - info@ecclesianova.it
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martedì 11 novembre 2008
60 ore a settimana
Orari di lavoro a 60 ore la settimana: un dovere morale?
da Informazioni FISAC-CGIL (Anno XXI - Ottobre 2008)
Il sabato interamente festivo fu introdotto, primo in Italia, nel 1957 in Olivetti. L'orario scendeva di fatto a 40 ore la settimana a parità di salario: un netto progresso sociale. La lunga marcia per ridurre l'orario di lavoro, iniziata nella seconda metà dell'800, ha trovato, con le 35 ore introdotte in Francia, il punto di arrivo più avanzato. Ora sembra che il nuovo dogma della competizione globale abbia spinto i ministri europei del lavoro ad una netta svolta: è stato raggiunto un accordo che permette ai paesi membri di prolungare l'orario di lavoro a 60 ore la settimana. Naturalmente nessuno parla esplicitamente di obbligare i dipendenti a lavorare sino a 25 ore in più la settimana: l'orario potrà essere incrementato se il lavoratore darà il suo consenso o se il prolungamento verrà previsto da un accordo tra parti sociali o dalla legislazione nazionale.
Nel nostro caso, l'effetto combinato di questa previsione unitamente agli "sconti" del governo italiano per chi fa lo straordinario, può trasformarsi in una forma di ricatto verso coloro che, per diverse ragioni, non possono dire di no, accentuando le disuguaglianze tra chi ha un lavoro stabile, ed è rappresentato dai sindacati, e chi ha un lavoro precario oppure tra chi lavora in grandi aziende e chi invece opera in realtà imprenditoriali di minori dimensioni.
Le conseguenze sui tempi comunitari, sociali e familiari sarebbero pesanti, un completo spaginamento, con una contraddizione evidente: come può l'Europa chiederci contemporaneamente di lavorare di più e di avere più figli? Con ogni probabilità l'incremento delle ore lavorate finirà per svantaggiare ancora una volta le donne, già poco presenti nel nostro mercato del lavoro. Al lavoro subordinato che ha perso, in questi ultimi anni, potere di acquisto e posizioni nella classifica sociale, ora si chiede di accrescere l'orario. Questo fatto sembra confermare la tesi secondo cui maggiore è la disuguaglianza più sono le ore lavorate.
Tra l'altro pare davvero poco intelligente puntare su misure di teorico aumento della produttività in chiave quantitativa anziché introdurre elementi di qualità nel sistema economico. Ancora una volta sembra si tratti di percorrere la strada meno alta della competitività, non comprendendo che questo è un terreno sul quale le imprese e le saocietà europee non avranno mai la possibilità di primeggiare.
L'accordo dei Ministri europei sul prolungamento degli orari del lavoro dovrà essere approvato dal Parlamento di Strasburgo che, in tema di affari sociali, si è in varie occasioni dimostrato più avanzato sia della Commissione europea, sia del COnsiglio dei Ministri del Lavoro. Non è scontato che questo accordo sia approvato, ma possiamo affermare che il netto progresso sociale, inaugurato in Italia da Adriano Olivetti, rischia di fare un altro salto all'indietro, alle condizioni che in Europa esistevano un secolo e mezzo fa, ovvero verso quele che oggi si osservano in India, Cina, Messico...
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venerdì 7 novembre 2008
Società di tutti
«Cercate il bene della città…»
(Geremia 29, 7)
di Alfredo Berlendis
da Riforma (Anno 144 - numero 37 - 26 settembre 2008)
CHE ci fa l’ora di religione nella scuola? In molte chiese protestanti di altri Paesi l’ora suddetta è presente, e noi rispettiamo tale scelta. Noi partiamo dal presupposto che la laicità sia un valore che tutela tutta la cittadinanza. Si attende che, nelle alte sfere (in particolare da parte dell’attuale Governo ) si legiferi secondo l’art. 8 della nostra Costituzione. Per valdesi-metodisti e battisti la laicità esclude l’insegnamento confessionale nella scuola pubblica. L’onnipresenza cattolico-romana è, se non erriamo, criticata da molte parti. Non solo da noi.
L’AUSPICIO è che nella scuola si impartiscano lezioni su tutte le fedi viventi. Si faccia insomma della storia e non della catechesi. Il grande vantaggio per tutta la popolazione, pensiamo agli extracomunitari, è lampante. Mentre preghiamo perché la conversione muti il disprezzo dei poveri, dall’infanzia a una morte prematura, di cui, le ingiustizie sociali sono spesso i boia di turno, diamoci da fare, sia con la protesta sia con ogni forma possibile di solidarietà.
NON siamo soli in questa battaglia. Con noi ci sono anche valenti cattolici che esercitano una critica consapevole, che amano distinguere la sfera dello Stato che è di tutti da quella della religione che è di alcuni. Cattolici che optano per un insegnamento pluralistico, ossia di tutte le religioni. Pensiamo alle bimbe e ai bimbi, che crescono spessissimo con una «monocultura» religiosa. Che anziché crescere nel rispetto di tutti, perché questo è il risultato, passano da bimbe e bimbi, che varcano la soglia delle diverse stagioni della vita, a una condizione di ignoranza che non può che predisporre le loro menti all’intolleranza.
GIACCIONO in Parlamento varie proposte di Intese da parte di varie religioni. Giace, appunto, da oltre sei decenni, l’attuazione dell’articolo ottavo della Costituzione, quello che afferma a chiare lettere che «tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge». Non se ne viene a capo. A onor del vero si sono fatti alcuni passi avanti, ma francamente se ne potevano fare molte di più. Si doveva, per una concezione egualitaria, per una convivenza «civile», attuare tale articolo! Non si può che restare allibiti, davanti a tale indifferenza, che non ode l’angoscioso appello all’eguaglianza, di tutte le persone di civico buon senso.
IL civico rispetto di tutti, la Parola di Dio che interpella le coscienze dei credenti, sprona a leggi giuste, equanime, con una attenzione sollecita. Specie per i più diseredati. La parola profetica: «…cercate il bene della città (...) e pregate per essa» ci spinge a costruire una società plurale in cui le differenze, anche religiose, siano valorizzate e non represse. Convinti, come siamo, che da Dio viene il bene della società e dell’umanità.
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mercoledì 5 novembre 2008
La rivincita dell'intelligenza
Traggo dall'articolo omonimo di Vittorio Zucconi (Repubblica - Speciale elezioni USA) questo brillante e pungente passaggio, invitandovi alla lettura di tutto il resto.... sappiamo che finalmente nello Studio Ovale siederà qualcuno che conosce la differenza fra un libro e una sega a motore, che non considera la cultura e la sintassi come espressioni di "fighettismo", secondo l'atroce neologismo caro ai duri e puri. Non uno "come me", ma uno migliore di me, capace di ascoltare, ma anche di riflettere e di circondarsi di persone delle quali non teme la concorrenza, perché non soffre di complessi di inferiorità...
... l'elettorato americano ha punito il partito Bush, dando, insieme con la Casa Bianca, una schiacciante maggioranza di seggi ai Democratici nella Camera e nel Senato. Ha respinto otto anni di mediocrità spacciata per grande visione morale, ha rifiutato offeso l'assurda candidatura di una governatrice di provincia che le donne americane hanno preso come un insulto, portato da chi - maschilisticamente - crede che le donne votino soltanto nel segno del loro genere e non nella scelta della persona migliore per loro stesse e le loro famiglie. Ma soprattutto ha detto che era stanco di essere trattato come un gregge di idioti contenti di essere governati da un compagno di bicchierate che li fa sentire meno stupidi.
La democrazia non deve scegliere geni o premi Nobel ma neppure cadere nella tentazione del gioco al ribasso e all'instupidimento collettivo dei venditori di barzellette e di perline...
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Speranza e progresso

Papà, papà, ha vinto Barack Obama!
Sono le sette del mattino, sono ancora sotto la doccia, ma mio figlio (10 anni) come prima azione del giorno ha acceso la TV (nota bene: non è abitudine in casa nostra) alla ricerca della notizia tanto attesa.
Il suo entusiasmo e la sua partecipazione, oltre alle goodnews, of course, mi hanno illuminato la giornata e regalato una ventata di ottimismo.
Buon lavoro, Barack; buona fortuna, mondo!
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sabato 1 novembre 2008
Son cose che fan piacere...
Dipendente di un grande gruppo bancario, ricevo anch'io la mia razione mensile di buoni pasto. I quali, ormai da diversi mesi, sono stati scoperti essere un potente veicolo pubblicitario, in grado di raggiungere in modo diretto una parte consistente di popolazione consumatrice, perlopiù a medio-alto reddito (vista l'attuale media nazionale in netto calo e supponendo che anche i nostri dirigenti percepiscano la loro quota di buoni... ;-)). Si sprecano quindi i messaggi di ogni tipo, dai tour operator online agli abbonamenti, dai fitness center ai servizi di consegna floreali. Al punto che, nei periodi di magra estiva, quando cioè la spettanza in buoni pasto per il sottoscritto (a causa di ferie e congedi parentali) scende a poche unità, il blocchetto ugualmente pesa così tanto che al ritiro potrei pensare di andarmelo a consumare al Dodici Apostoli...
Purtuttavia non manca la pubblicità progresso.
E si tratta di un messaggio non sponsorizzato, a cura della stessa Sodexo, quale semplice suggerimento (immagino) ad un vivere più gradevole e sostenibile. Lodevole iniziativa, cui plaudo incondizionatamente. E da Amico della Bicicletta quale sono, condividendo appieno il messaggio, ve lo evidenzio e ripropongo.
Usando la bicicletta si ottengono molti benefici: si risparmiano soldi e tempo, si salvaguarda l'ambiente e si migliorano forma fisica, salute e umore.
Andare in bici ha molti effetti positivi: tra gli altri, stimola le relazioni umane, migliora la fiducia in se stessi, ci aiuta a scaricare lo stress e a ricaricarci di energie. Tonici e al tempo stesso rilassati si è nella condizione ideale per affrontare al meglio anche gli impegni di lavoro.
Si può scegliere la bicicletta come mezzo di trasporto, esclusivo o prevalente, in molte situazioni: per andare al lavoro, per fare una passeggiata, persino per andare in vacanza. Si risparmiano così tempo e denaro, si guadagna in salute e bellezza.
Di seguito l'headline (direi che si meritano la citazione):Sodexo PASS - Making every day a better day.
Se andate in bicicletta, è garantito! Ciao ciao
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martedì 21 ottobre 2008
Beppe Grillo a Verona - 20.10.2008

Indubbiamente significativo; il momento storico e l'attuale congiuntura economica, d'altra parte, offrono parecchi spunti ad una lettura critica dei nostri stili di vita, del nostro modello di produzione e consumo...
In fondo, non è stato detto nulla di nuovo. Le critiche alla finanza e ai suoi trucchi le avevamo sentite già molto tempo fa, da più parti (molte delle quali fonti dichiarate del caro BG), solo che probabilmente avevamo le orecchie sintonizzate su altre frequenze... Oggi forse è risultato più facile ascoltare concedendo quantomeno il beneficio del dubbio... Personalmente, poi, in quanto lettore di lungo corso della rivista Altreconomia (che suggerisco quale buona stampa) devo riconoscere che la voce che si leva da queste pagine non è certo mai somigliata al canto delle sirene: mi considero pertanto già ben sensibilizzato sugli argomenti...
Giova in ogni caso a tutti risentire certi ritornelli. E fa bene al cuore pensare che molti dei cinquemila presenti al palasport (considerando pure il basso livello del senso critico delle nostre masse) non avevano probabilmente mai sentito parlare di certi argomenti, dal momento che la nostra informazione è a dir poco imbavagliata.
La prima parte della serata è stata tutta dedicata a economia e finanza, nonchè a politica e malgoverno. Il male di cui soffre l'Italia, dice il comico, è principalmente (ma non solo) l'avidità dei suoi governanti i quali, spinti da sentimenti tutt'altro che nobili, e dimentichi della delega ricevuta, divorano insaziabili le risorse che dovrebbero alimentare la crescita e lo sviluppo del Paese. Per usicre dal tunnel abbiamo poco tempo, il collasso è vicino.
Il messaggio (molto riassunto) della serata è il seguente:
- Nessuno governa più in nome nostro: dobbiamo riprenderci le deleghe
- Nessuno ci informa di come stiano davvero le cose: dobbiamo informarci da soli
- Nessuno fa più vera politica: la dobbiamo fare noi, dal basso
Gli strumenti a disposizione sono:
- Far pressione sulle amministrazioni, facendo valere i nostri diritti
- Utilizzare le nuove tecnologie, mettendo a frutto le potenzialità immense della Rete
- Trovare il coraggio di scalzare il sistema, compiendo le piccole scelte quotidiane
Da questo ultimo punto si è dipanata la seconda parte dello spettacolo, incentrata maggiormente su temi di ecologia e sostenibilità, secondo la consolidata tradizione di Grillo. Ha affrontato argomenti vari, dall'acqua (basta alla minerale!) ai trasporti (molti ripetuti inviti all'uso della bicicletta), dall'edilizia (accenno alle case passive e alla disponibilità di nuovi materiali) all'energia (autoproduzione e scambio su piccola scala), non trascurando le dimostrazioni live, che questa volta hanno riguardato: il bucato, con una bio-palla che annienterebbe i detersivi (ammetto, sono curiosissimo, mi informerò...) e l'accesso alla cultura, con un momento pubblicitario sull'e-book di Amazon...
Ho invece percepito come nota stonata il momento di presentazione riservato al Meetup (il gruppo locale di sostenitori). Con un taglio evidentemente propagandistico per un possibile ruolo futuro nel tessuto politico-amministrativo della città, non mi ha convinto (nonostante le migliori intenzioni, sulle quali non ho dubbi) per la forma, un po' sottotono e approssimativa (e qui concordo con Edoardo), decisamente non in fase con il livello del mattatore. Non sono sicuro abbia colpito e centrato l'obiettivo. Peccato.
In conclusione, sebbene non veda in Beppe Grillo un profeta (non dimentico mai che è un comico e ha come mandato primario il far ridere la gente), ammetto di ammirarne la capacità di stimolo critico che riesce a mettere in campo. Suscitando (speriamo) ripensamenti e qualche crisi di coscienza. E' appassionato e, pure quando dice castronerie (sul lato tecnico mi capita, per formazione professionale, di riconoscerne alcune e immagino ce ne possano essere altre), ha la forza di convincere che, se non altro, abbiamo il dovere di ricercare un'alternativa più sostenibile. Di questo gli va reso merito e mi auguro che lo spettacolo costituisca un'occasione di revisione per molti.
Qualche segnale c'è: il simpatico guidatore dell'Hammer che all'uscita cercava di fendere la folla per farsi strada verso l'uscita, non sembrava arrogante come il mezzo avrebbe potuto suggerire alla fantasia di noi pedoni. Con gesti umili e pacati sembrava anzi volersi scusare con chi lo osservava silenzioso per il mezzo che tanto strideva con lo stile, appunto, appena ascoltato. :-)
Son semi di speranza...
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venerdì 19 settembre 2008
L'acqua del sindaco

Consumare acqua in bottiglia, se l’acqua che sgorga dal rubinetto è di ottima qualità, è un controsenso: costa di più, contribuisce al riscaldamento globale della terra (con i camion che la trasportano e la montagna di plastica che produce: circa 9 miliardi di bottiglie ogni anno in Italia), è più scomoda. (...)
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mercoledì 17 settembre 2008
Benvenuto nella nuova era
Ricevo stamattina un pieghevole sulla nuova campagna di Greenpeace.

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martedì 16 settembre 2008
Se lo dice lui...

Passi tratti dall'intervista al Valentino nazionale e pubblicati sul Venerdì di Repubblica n. 1069 del 12.09.2008.
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lunedì 15 settembre 2008
Immagine appropriata

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martedì 15 aprile 2008
Io sono qui
A scrutini terminati, pubblico il mio posizionamento.
Già lo sapevo, almeno dimostro un po' di coerenza, visto che il questionario da me completato in occasione delle precedenti politiche aveva emesso analogo verdetto. Anche se mi piace considerarmi moderato è evidente che il mio cuore batte più a sinistra di quanto io stesso non voglia ammettere... e comunque, secondo i risultati elettorali il mio io qua sopra nemmeno esisterebbe più...
Per approfondire la vostra posizione sui temi caldi dei vari programmi (e poi magari chiarirvi le idee, sebbene a posteriori) cliccate qua sotto.
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venerdì 4 aprile 2008
Son cose intime
Segnalo dal blog Sorelle d'Italia questo dialogo (http://www.sorelleditalia.net/2008/04/03/nel-mio-intimo-ce-qualcosaltro/) tra due copy, ossia pubblicitari(e)... discutendo del nuovo spot di Chilly.
Effettivamente a me, ogni volta che mi siedo sul bidè e leggo l'headline, viene da ridere (o da piangere, fate voi)... e penso: pollo chi ci casca... ;-) Infatti io non l'avrei comprato solo per questo (validissimo) motivo. E ho pensato pure di scriverglielo, da rompi quale sono, per farglielo sapere...
Visto che stasera zompettando in rete qua e là ho scoperto di non essere il solo a pensarla così, inoltro a voi pulzelle navigatrici l'invito a concedervi un minutino di sano svago letterario-internettiano, e magari a fare udire la vostra voce.
Un po' di rispetto per le nostre (ma in questo caso, soprattutto vostre) intelligenze, prego!
P.S.
Se volete gustare ancora meglio il piatto... date un'occhiata sul blog di Valentina (sempre lei, la copy) al post originale (http://uomochemilava.blogspot.com/2008/03/bid-bid-ta-ta-taaarara-bid-bid.html): gustoso, salace, irriverente, frutto di una mente indipendente e creativa.
Non per nulla fa la pubblicitaria... grande!!
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lunedì 31 marzo 2008
2000 ruote
Alla manifestazione odierna (in bici) delle associazioni ambientaliste veronesi per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla "Verona che vorremmo" sono stati contati oltre 1000 partecipanti. Il colpo d'occhio era notevole, lo spettacolo entusiasmante.
In modo civile e composto abbiamo toccato con mano (e visto con occhio) i punti caldi del degrado prossimo venturo (ovviamente speriamo di fermarlo in tempo). Abbiamo senz'altro sensibilizzato i passanti che lumavano curiosi e un po' stupiti (e pure disturbato q.b. gli automobilisti, inevitabilmente frettolosi, pure "il dì di festa"), gustandoci una giornata di piacevole e lento (come sempre accade quando si procede "a fisarmonica") pedalare, incontrando amici e sconosciuti, scambiando sguardi e sorrisi, intrecciando fitte conversazioni e costruttivi scambi di opinione... facendo, insomma, comunità.
Mi ha infatti colpito molto (decisamente molto più del solito) la percezione di questa profonda unità che motivava la presenza "su strada" (si può certo leggere come un segnale di "acqua alta"). Ogni partecipante sapeva di essere lì a dire qualcosa. E non avrebbe potuto gridarlo più forte. Speriamo in una forte eco.
Bravi gli organizzatori (tutti: AdB, Italia Nostra, Legambiente, WWF, Comitato contro il traforo, ...); bravo chi dall'alto ha benedetto la giornata con un tepore più che primaverile (ora sappiamo da che parte sta...); bravi tutti quelli che, con tenacia e pure un po' di pazienza, hanno condiviso questo grande momento di festa e partecipazione democratica e civile. E' stato un momento forte per tutti i cittadini.
Grazie.
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venerdì 14 marzo 2008
Che Verona vuoi?
Sto intensificando la frequenza dei miei spostamenti casa-lavoro-casa con il mezzo a trazione animale (la bestia... c'est moi!). Da due volte a settimana (era l'impegno 2007... mantenuto) sto passando a quattro (il mercoledì, a causa del corso di tedesco, mi è ancora inevitabile lo scooter per coprire la maggior distanza...).
E mi piace sempre più, ci sto prendendo gusto. Tra l'altro la crescente abitudine (allenamento? forma fisica?...) mi porta a progressiva riduzione dei tempi di percorrenza, ormai sempre decisamente sotto alla mezz'ora (record assoluto 22') per i 9 Km del tragitto, semafori compresi. E anche queste son soddisfazioni...
Purtroppo registro un'aria giorno dopo giorno sempre più irrespirabile. Non lo dico per avvalorare luoghi comuni o generiche tesi ambientaliste. Parlo semplicemente di percezione. Quella sensazione di "puzza" che oramai accompagna tutti i tratti del mio percorso da Borgo Milano a San Michele extra, e non solo nei tratti dov'è ovvio aspettarsela (c.so Milano, p.te Aleardi, via Unità d'Italia...) ma anche altrove (si sa, il vento muove l'aria... e anche i veleni...), là dove regnano incontrastati pedoni e biciclette (via Roma, c.so Portoni Borsari...).
Ma forse è meglio usare il passato: regnavano. Ieri pomeriggio, ore 18.10, incontro un'amica in piazza Erbe (che bello, la bici, ogni giorno, se fai il centro, un paio di incontri piacevoli...), proprio all'imbocco di c.so Portoni Borsari, davanti alla Gabbia d'oro. In cinque minuti ho contato 18 macchine. DICIOTTO!!! Alcune pure prepotentemente condotte (tralascio per buongusto la descrizione del conducente tipo). I mezzi erano invero molto variegati: non solo gli immancabili SUV (e miniSUV, kekkarini...); anche micro-macchine e pure tre indifferenti pattuglie della Polizia. E non ho contato gli scooter. Per sopravvivere nella nostra conversazione abbiamo dovuto riportarci sul toloneo della piazza...
Che scandalo, che tristezza!
Allora mi chiedo una volta ancora: è questo che vogliamo? Possibile che siano così poche le persone di buonsenso che non colgono la necessità di cambiare questo modello improponibile? O così deboli? Vogliamo letteralmente UCCIDERE i nostri figli? Non sentiamo la responsabilità delle nostre azioni sul domani (il domani vero, non fra cent'anni...)?
Io, socio AdB molto convinto ieri e sempre più convinto oggi, mi sento in forte sintonia con le idee e le proposte di questa parte della società civile. Voglio esprimere il mio dissenso nei confronti delle scelte scellerate di questa amministrazione. Andrò a pedalare il 30 marzo alla BICICLETTATA PER LA CITTA', titolo azzeccatissimo, con quella preposizione a doppio senso...
Mi piacerebbe, quella domenica, percepire la forza non solo ideale di chi la pensa come me. Dobbiamo essere tanti. Tantissimi. Per far capire a chi non sa ascoltare la voce della gente che cosa essa realmente desideri. Poche voci prepotenti e arroganti non possono e non devono coprire "il grido di dolore che da tante parti della città si leva verso il Palazzo...".
Così sia.
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giovedì 13 marzo 2008
Cos'è successo...
Sono stato via a lungo.
Vabbè, lo riconosco, non sono un vero blogger: la fedeltà al post non è il mio forte e spesso, la sera, preferisco uscire o fare altro piuttosto che mettermi al PC dopo una giornata (spesso lunga) passata davanti al monitor.
Di cose da dire ne avrei comunque tantissime e quindi sono pure dispiaciuto ma...
Ma la ragione di tanta latitanza è presto detta. In questi ultimi mesi si è concretizzato un lavoro che ha coinvolto me e altri amici per ben cinque anni. Si tratta della produzione di un DVD-Rom contenente la storia fotografica del gruppo Scout VR3° a trent'anni dalla sua fondazione. L'opera ha visto la luce il mese scorso ed è stata presentata a scout ed "ex" il 16 febbraio, in occasione dei festeggiamenti per la Giornata del Ricordo (Thinking day).
E' chiaro come quest'attività (ultime catalogazioni, prove last minute, problemi di produzione, distribuzione...) mi abbia distolto un po' dai miei passatempi quotidiani... sono perdonato?
Il DVD è bellissimo e vale lo sforzo (significativo) di questi cinque, quasi sei, anni di lavoro. Spero che tutti possano apprezzarlo per i bei ricordi che suscita e la memoria storica che rappresenta per la vita del nostro quartiere, delle nostre parrocchie e del nostro gruppo. Sono ben 16.000 foto facilmente ricercabili e visualizzabili, oltre a libroni di squadriglia, annali di tutte le attività, indirizzari, ecc... Davvero un bel patrimonio.
Sei un vecchio scout del VR3° o anche solo un simpatizzante? Vuoi anche tu una copia del DVD? Saremo lieti di fartela avere. Scrivici e ci accorderemo sulla consegna.
Buona strada, buona vita.
Pavoncello loquace
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giovedì 29 novembre 2007
Salviamo il mondo (!!??)

Oggi ho viaggiato verso Bologna, per condividere un po' di lavoro con i colleghi di là. E' stata una giornata intensa e faticosa (viste le mie condizioni fisiche un po' sottotono). Ma è andata. Bene.
Viaggio di andata quasi mezz'ora di ritardo (chissà perchè l'altoparlante ha specificato soli quindici minuti... mah...). Viaggio di ritorno in piacevole compagnia di Sergio e Silvia, simpatici colleghi, anche loro di ritorno a casa.
Argomento del giorno: ecologia.
Ci siamo arrivati partendo da lontano e commentando le recenti news veronesi sull'aggressiva manovra di modifica del P.A.T. che sta avendo luogo in consiglio comunale in questi giorni. Un vero scempio (leggi qui).
Esprimendo le fortissime preoccupazioni per la città del domani nostro (e dei nostri figli) abbiamo seguitato, allargando il discorso, a interrogarci riguardo al futuro del mondo, "giocando" a individuare i piccoli interventi quotidiani sul nostro lifestyle che sono a portata di mano di ciascuno di noi.
Ne riporto un breve elenco (son cose già sentite e note, ma a noi ripassarle non ha fatto male)
1) Consumi Ridurre, ridurre, ridurre i consumi domestici, lavorando sugli sprechi e sull'ottimizzazione nell'utilizzo, innanzitutto, e proseguendo con una revisione un po' più profonda delle nostre abitudini di consumo.
Elettricità:
- abituarsi (ed educare, con l'esempio, i figli) a spegnere le luci inutilizzate
- installare ciabatte con interruttore in "zona HI-FI" e in "zona PC" (elimina i consumi dello stand-by)
- utilizzare lampade a basso consumo oppure installare regolatori di potenza (dimmer)
- spostare i grossi consumi (forno, lavatrice, lavastoviglie) nelle ore serali
- preferire elettrodomestici in classe di consumo A, AA o superiore
- top of the top: ridurre il consumo e autoprodurre (vabbè, difficile e costoso, ok)
Acqua:
- abituarsi a chiudere i rubinetti se non si sta facendo uso dell'acqua (quando ci si spazzola i denti, ci si insapona in doccia, ci si rade...)
- installare vaschette WC a doppio scarico (e magari resistere alla tentazione di tirare lo sciacquone per ogni minima pisciatina)
- installare i rompigetto (perlator) sui rubinetti: stesso flusso, minor consumo
- sistemare le perdite dell'impianto (la goccia causa sprechi impensabili)
- riutilizzare l'acqua (bollitura, risciacqui) per, ad esempio, innaffiare i fiori
- per il pieno carico, utilizzare lavastoviglie anzichè lavare a mano - incredibile: si risparmia!
Curiosità: in Germania (ma penso anche altrove) lo spreco di acqua è socialmente deprecato. Un amico che visse lì per un po' di tempo scandalizzò i colleghi autoctoni, suoi ospiti a cena, con il solo gesto di lasciar scorrere via l'acqua con cui stava lavando l'insalata...
2) Scelte di spesa
Frutta e verdura:
- privilegiare il cosiddetto "ciclo breve" per i propri acquisti di ortaggi e frutta. Coldiretti sta spingendo i produttori alla vendita diretta al cliente finale. Accogliamo la proposta. Vicino a noi c'è di sicuro un contadino desideroso di farci assaggiare le sue primizie...
- evitare quindi i prodotti d'oltre oceano e, in generale, i prodotti fuori stagione
Latte e derivati:
- stesso discorso: si vanno diffondendo i distributori automatici di latte fresco. Assaggiare per credere. Se proprio non ce la si fa, almeno si privilegi il latte locale. A Verona si può acquistare il latte S.Anna (si vende nelle botteghe e nei panifici). Si fa un viaggetto a Trento per l'imbottigliamento (penso che così goda di sgravi e contributi...) ma resta il più vicino tra i "latti" di centrale. Ed è buono assai.
In generale:
- essere consumatori accorti, non sprovveduti
- farsi domande sulla provenienza, sui metodi di produzione, sulla sostenibilità della filiera, ...
- sospettare di prezzi troppo bassi (c'è sempre la fregatura)...
- conoscete i G.A.S. (Gruppi Acquisto Solidale)? Informarsi...
3) Scelte di vita
Trasporti:
- optare il più possibile per trasporto pubblico e mezzi a trazione "umana" (bici, pattini...)
- ridurre progressivamente all'indispensabile il chilometraggio annuo
- verificare il numero e la tipologia dei veicoli a motore in famiglia
- valutare formule alternative al possesso dell'automezzo (noleggio per le vacanze, car-sharing, car pooling, ...)
- impegnarsi nella promozione di forme alternative di lavoro (telelavoro) e disincentivare (se non vi licenziano per questo) il trasfertismo sfrenato (ma anche quello moderato). Ricordarsi che hanno inventato la videoconferenza...
Vacanze:
- vabbè, viste le attuali tendenze e necessità, mi rendo conto di essere nel campo dell'utopia... e poi anche a me piace viaggiare... e non vedo molti modi di attraversare gli oceani (attendendo il teletrasporto...). Ma si cerchi di evitare l'aereo per quanto possibile (ho girato il Mexico utilizzando tre voli interni... alcuni amici che han preso il "torpedone" si son gustati il viaggio molto di più... mi pento :-) )
- rifuggire dall'esotismo a tutti i costi (la vecchia Europa è tutta da scoprire)
- considerare la possibilità di organizzare vacanze equo-solidali
..............
Cercando di ricordare le tante cose che ci siamo detti in un'ora e mezza di viaggio, mi rendo conto che questo articolo dovrebbe essere lunghissimo; più o meno come un sito internet... forse più.
Vi invito a visitare questo link, curato da Legambiente, che (sebbene sponsorizzato) ben riassume queste idee e queste proposte:
http://www.viviconstile.org
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lunedì 19 novembre 2007
Vado a scuola da solo - parte I
Parte I - La denuncia: nella seconda parte vi dirò com'è andata...
... e come sta proseguendo...

Tramite la rivista della FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) mi viene ricordato lo "strepitoso verdetto" emesso dai Ministri Europei dei trasporti lo scorso novembre in occasione della quarta "Conferenza ministeriale sulla sicurezza stradale" tenutasi a Verona, che ha premiato ben due città italiane nei primi tre posti. E al primo c'è proprio Verona con il noto progetto "Vado a scuola da solo". Progetto caro ai veronesi, ben concepito e curato con molta attenzione dagli amici della FIAB (a Verona, AdB), che lodo e ringrazio per il costante impegno a beneficio di tutta la comunità.
A voi responsabili della vigilanza sul territorio vorrei invece ricordare in particolare una situazione (ma ce ne sono moltissime simili) che contrasta fortemente con lo spirito e le buone intenzioni che traspaiono da tutte le dichiarazioni sul tema:
Scuola primaria A.Vivaldi e via Policarpo Scarabello. Quest'ultima costituisce uno dei due accessi principali alla scuola, l'unico per chi giunge da via S.Marco. Orbene, questa strada è stretta, a doppio senso di marcia, con automobili in sosta su ambo i lati. Ed è priva di marciapiedi. Certamente il volume di traffico è minimo, trattandosi di una strada chiusa, al servizio di una decina di case o poco più. L'assessorato competente ha posto quantomai opportuna segnaletica sia sulla via S.Marco, sia all'imbocco della stessa via Scarabello, ad intimare il divieto di transito nel quarto d'ora precedente l'ingresso e l'uscita degli studenti e così pure per i minuti successivi.
La conformazione particolare della strada, stanti le norme che ne regolano il transito dei veicoli, sarebbe garanzia sufficiente di un passaggio sicuro dei bambini. Purtroppo così non è. Il disprezzo per le regole e il poco rispetto per il prossimo che molto ci distinguono dai nostri fratelli d'Europa la fanno quotidianamente da padrone e ci costringono ad osservare silenziosi la processione delle molte mamme motorizzate (e pure qualche maestra, poche in verità) che, talvolta con fretta e conseguente velocità, ci sfiorano mentre, necessariamente nel mezzo della strada, teniamo stretti per mano i nostri bambini, accompagnandoli a scuola… fino alla quinta (ma c'è pur sempre l'opzione "rischio", giocando il jolly dell’angelo custode...). Altro che da soli!!
Per porre freno a questo malcostume non ci vorrebbe un granchè. Un po' di volontà politica e un pizzico di sana, educativa repressione (le sanzioni per la ZTL mi pare qualche risultato l'abbiano raggiunto...). Mi permetto di suggerire: cinque-sei volte, a caso, nel'arco di due mesi, "senza pietà", possono forse costituire un efficace deterrente per diversi mesi...
Le scuse non reggono: il parcheggio è a venti metri dalla scuola, in via don Luigi Sturzo, solo... un semaforo più in là (certo capirete: un semaforo è un semaforo, e costa tempo e fatica...). Segnalando il disagio al vigile di quartiere, che talvolta presidia l'attraversamento pedonale principale, ci viene risposto che lui non può spostarsi (si noti che c'è sempre anche il "nonno-vigile") e che dobbiamo segnalare la situazione al comando.
Detto, fatto.
La situazione è pericolosissima, e pure molto diseducativa (certamente faccio più fatica a motivare ai miei figli la scelta pedonale e il rispetto per le regole di fronte allo spregio quotidiano, ma questa è un’altra storia...). Probabilmente l'amministrazione sta aspettando il solito sacrificio umano per "com"muovere le sue potenti divinità a porre qualche rimedio. Speriamo non sia necessario. Qualche genitore intanto mi ha confidato: "anch'io sono preoccupato, ma ho risolto... accompagno mio figlio in macchina fino davanti al cancello...".
Che tristezza!
Ringraziando per l'attenzione ricevuta, resto in fiduciosa attesa di un vostro opportuno intervento.
Se non avessi fatto centro, per quanto relativo all'ambito di competenza, vi prego di informarmi con una cortese risposta, affinchè io possa rivolgere altrove in modo più efficace questo appello. Sottoscritto peraltro da molti altri genitori, che si associano in modo silenzioso e civile (sperando di non essere costretti ad alzare la voce, interessando i giornali e operando manifestazioni e raccolte di firme a supporto).
Cordialmente, [eccetera, eccetera...]
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martedì 13 novembre 2007
Oggi cucino io: Progetto in Salsa di Telelavoro

Ingredienti:
- 2 giornate di malessere non debilitante (tipo dissenteria fulminante)
- 1 progetto in scadenza con consegna improcrastinabile
- 1 PC ("IBM compatibile", of course... no, scherzo, va bene anche un MAC)
- 1 linea ADSL
- 1 software di crittografia per VPN (non dimenticate la chiave)
a piacere (se l'avete in dispensa)
- 1 webcam
- 1 software per gestire l'IP-Phone
Preparazione:
1) Svegliatevi di buon mattino e cominciate la consueta preparazione del vostro ego per la giornata incipiente (che si presenta radiosa). Barba, doccia, vestiti, colazione...
- "Ach... che succede?"
- "Cos'è questo dolorino al basso ventre... sempre più acuto... "
- "NOOOO !!!"
2) Accorgetevi ben presto, dopo aver ascoltato i segnali del vostro corpo, che non c'è scampo: la scorsa settimana è toccato ai vostri figli e oggi si è trasferita e ve la siete cuccata voi: la terribile INFLUENZA INTESTINALE! Quella che non perdona.
Se vi va bene resterete in compagnia delle riviste del bagno per un'intera giornata. Se va male, anche per due (fortuna che è una forma fulminante: tanto velocemente arriva, altrettanto velocemente se ne va!).
3) Rassegnatevi all'idea che un trasferimento dall'altra parte della città è pressochè impossibile, quale che sia il mezzo utilizzato (specie nel vostro caso, voi che avete venduto l'auto in cambio del "più civile abbinamento bicicletta - bus se piove..."). Per rafforzare l'idea pensate all'imbarazzo di un'incontinenza sull'affollatissimo 12.
E avete deciso. Resterete a casa, comodamente a tiro della stanza più utile del vostro appartamento.
4) Concentratevi sulle scuse possibili da fornire per giustificare la vostra assenza. Considerate la vostra delicata posizione di lavoratore "a rischio" per abuso di permessi e aspettative quale aggravante della vostra condizione di malato. Aggiungete lentamente l'analisi delle attività in corso e delle scadenze promesse.
5) Decidete di lavorare da casa. La vostra (vostra, seeee: magari!) azienda è, fortunatamente operante nell'ICT (l'Information & Communication Technology, ndr) e gli strumenti non difettano. La vostra professione (oltrechè passione) è l'informatica e quindi neppure la vostra casa è priva della necessaria tecnologia. I computer si sprecano, la connettività non manca. E dunque:
6) Vi collegate in emulazione all'host remoto, prendete il controllo del PC dell'ufficio (sempre acceso, non si sa mai) in Terminal Server e cominciate a scaricare la posta, inviare messaggi (al capo, innanzitutto, comunicando, dalla mail aziendale, la vostra assenza per malattia), sviluppare software, scivere relazioni, controllare progetti, produrre documentazione, fare qualche telefonata a colleghi e collaboratori...
7) Interrompete frequentemente ma brevemente il lavoro per i necessari pit-stop (siete malati, ricordate?), per reintegrare i liquidi, per cambiare i CD nello stereo (no, questo no, lo so, è tutto sull'hard disk... ;-)), per preparare e consumare il pranzo, per guardare un TG, per prendere una pennichella...
8) Vi scollegate a sera fatta, abbastanza stanchi ma soddisfatti del lavoro svolto, riportando a voi stessi alcune riflessioni e tirando le somme dell'esperienza effettuata:
- Il telelavoro, quello vero anche ad alto contenuto professionale (tralasciando quindi i "surrogati" o il telependolarismo), è un'esperienza realmente possibile e a portata di mano anche in realtà aziendali fortemente organizzate (per i free-lance, già lo sapevamo...).
- Richiede ovviamente condizioni tecniche e ambientali favorevoli, ma in presenza di tali requisiti è senza dubbio alcuno un'esperienza piacevole e pure assai produttiva
- La sua appplicabilità richiede regole precise e un quadro normativo contrattuale ben definito onde evitare abusi e interpretazioni arbitrarie dei corpo diritti/doveri (da ambo le parti)
- Parimenti è opportuno addestrarsi a mantenere separati gli aspetti personali e professionali per evitare pericolosi sconfinamenti dall'una e dall'altra parte (specie in quelle case dove il PC è acceso giorno e notte...). Lasciarsi prendere la mano dall'entusiasmo, è un attimo (e non è nemmeno giusto)
- I vantaggi personali sono evidenti e ve li tralascio, come pure ometto quelli aziendali; solo ricordo che non di soli vantaggi materiali si tratta
- Ovviamente vi sono anche delle salutari ripercussioni positive sulla società e sull'ambiente...
E allora non si capisce come mai questa forma di lavoro in Italia stenti a prendere piede. Come mai nelle aziende, specie quelle moderne e tecnologicamente evolute, non si intraprendano i necessari percorsi virtuosi di sperimentazione delle forme di lavoro alternative per la conversione dei modelli attuali. Come mai il telelavoro sia concepito e ammesso solo come forma di lavoro in emergenza (interventi fuori orario, reperibilità spot in malattia o lungassenza) e mai come prassi quotidiana.
Si consideri infine che in molti casi le aziende transnazionali impiegano buona parte del personale in una delocalizzazione de facto (trasferte nazionali ed estere, riunioni e meeting, conferenze, ...) per la più parte del tempo, riducendo in sostanza molti uffici a meri recapiti per la corrispondenza ordinaria.
In tali situazioni (e sono molte) i pochi colleghi e collaboratori rimasti in sede possono solo constatare le vastità degli spazi (vuoti) e tentare un calcolo degli sprechi. Oltre che sperimentare sulla loro pelle l'inutilità dello sforzo per trasferirsi dal domicilio al "luogo di lavoro" (in Italia è particolarmente forte l'identificazione di work e workplace).
Ne riparleremo.
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giovedì 1 novembre 2007
Viaggiare lento
Ci si incontra dopo l'estate, si mangiano le torte autoprodotte dai soci, si rinnova l'iscrizione per il 2008 (oltre 100 iscrizioni in un paio d'ore... partiamo bene!!), si ascolta il "punto del Presidente Paolo" e, soprattutto... si guardano i filmati e le diapositive delle gite e delle vacanze della passata stagione.
Orbene, se qualcuno di voi è mai stato invitato a casa di amici per il rito delle diapositive o dei filmini sa bene quanto questo sia un momento rischiosissimo per i talvolta fragili equilibri nei rapporti interpersonali. Cementatissime unioni si incrinano per un pisolino di troppo, solide amicizie vanno in frantumi per uno sbadiglio...
diciamocelo: non esiste noia più grande di un "diaporama" (ciò che i moderni oggi chiamano slideshow) su di un comodo divano. E la tentazione è forte. E la carne è debole...
Eppure... eppure.
Sarà stato per le sedie rigide e non comparabili al comodo divano del mio amico Tullio, sarà stato per l'atmosfera festosa, sarà stato che il movimento mandibolare non dava requie al cervello, però...
Sono rimasto per oltre un'ora e mezza avvinto, estasiato, rapito dai molti racconti di viaggio, dal fascino tranquillo di un andare lento e senza ansie, padroni del proprio tempo e delle proprie emozioni. Liberi, dentro, nel profondo.
Tra tutti i reportage di viaggio (molti anche gli slideshow delle gite sociali, trasudanti amicizia e piacevolezza dello stare insieme) uno in particolare mi ha affascinato: quello di Fernando Da Re da Nordsee-Kusten a Radweg. Un viaggio in compagnia del vento in luoghi ove l'uomo e la natura convivono in un equilibrio dolcissimo e quasi surreale.
Il bravo ciclista e reporter (senza nulla togliere agli altri, davvero tutti molto dotati) ha realizzato un DVD (il pronipote del "filmino") in cui tutte le componenti (musica, foto, filmati) hanno concorso ad un unico sicuro risultato:
VOGLIO ORGANIZZARMI UNA VACANZA IN BICICLETTA !!
(lo confesso: lo volevo anche prima: è già un annetto che ci penso e adesso che i bimbi stan crescendo, ci sto lavorando più concretamente, sia sul piano psicologico sia su quello fisico... a presto su questi schermi i diaporama e i filmini... ;-) )
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mercoledì 31 ottobre 2007
Confetti in piazza
- forse erano tutti a casa a smaltire il trauma da ripresa settimanale (esco poco il lunedì e oggettivamente mi capita spesso di trascorrere a casa la prima serata della settimana)... beneficio del dubbio
- forse erano tutti stravolti per il time-lag da rientro all'ora solare
- forse non si sentivano abbastanza sicuri... (chissà i rischi che ho corso...)
- forse avevano ascoltato le previsioni meteo "alle consuete ore" riconoscendo la perturbazione in arrivo (che, in effetti, è poi arrivata, ma io ero già a nanna dopo una incantevole - meteorologicamente parlando - passeggiata notturna)
- forse...
Ma la cosa che più mi ha colpito è stata la vista del nostro anfiteatro, vezzosamente ornato da un abito di luce rosa, come fosse un confettino kitsch da offrire allo stupito turista.
Uno spettacolo
ORRIPILANTE
Per non parlare poi delle luci utilizzate, tutte molto intense, alcune male orientate, molto verso il basso, sì da abbagliare con forza e decisione l'ignaro passante che osi ad esse indirizzare lo sguardo.
Ancora una volta voglio ringraziare chi lavora (chissà che impegno...) per rendere la città sempre più bella e piacevole... (ovviamente, per non farmi del male, non mi domando quanto questo scempio sia costato alla municipalità)...
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